Domenica 2 Marzo ancora un appuntamento con i premiati della Guida Vitae dell’AIS 2025, Associazione Italiana Sommelier, questa volta con le aziende del Centro Italia. L’evento è stato patrocinato dalla Regione Lazio, con il contributo di ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio) e con l’impegno della delegazione di Roma che ha organizzato il tutto sotto l’eccellente guida del Vicepresidente Marco Sanfilippo. L’A.Roma Life Style Hotel di Roma, sede della suddetta delegazione, si è trasformata in un tempio del gusto, con la presenza di oltre 350 produttori provenienti dalle otto regioni Abruzzo, Campania, Emilia, Romagna, Lazio, Marche, Molise, Toscana e Umbria.
Una giornata cominciata alle 10.30 con la cerimonia di premiazione presentata sempre con maestria, ritmo e goliardica eleganza da Gianluca Semprini, giornalista RAI, affiancato da Sandro Camilli, presidente nazionale AIS, che ha aperto con il tema caldo della crisi del mercato del vino, su cui si è esposto: “C’è una lieve contrazione del mercato dovuta alla campagna mediatica terroristica che il vino sta subendo. Il mondo del vino, anche prima dell’inasprimento delle sanzioni è stato preso come riferimento più che droghe o super alcolici, e a me dà fastidio perchè dentro una bottiglia di vino non c’è solo l’alcol ma una storia, una tradizione, una cultura millenaria.
Il tema è stato affrontato anche dai vari presidenti regionali dell’AIS, insieme all’analisi dello stato evolutivo delle proprie sedi. Presidenti, giornalisti, referenti delle rispettive guide e rappresentanti delle cantine premiate si sono avvicendati sul palco.
Il primo a salire è stato il presidente di AIS Emilia Adolfo Treggiari, che ha sottolineato il dovere per la stampa di seguire il mondo del vino. Il Responsabile regionale della guida, Giulio Balsarin, ha parlato delle aziende premiate, frutto di una ricerca finalizzata a proporre prodotti, a volte anche di nicchia, in grado di dare valenza e riconoscibilità al territorio e a tutte le sue denominazioni e vitigni. “La parte del leone la fanno sempre il lambrusco e il pignoletto,che sta crescendo nella nuova denominazione “Doc Emilia Romagna” che ha sostituito la DOC Pignoletto.”
A seguire il presidente di AIS Romagna, Pietro Marchi evidenzia che nella sua regione il sangiovese è sempre la risorsa principale, ma con la riscoperta dell’albana e del trebbiano i vini bianchi stanno ripopolando la Romagna, “la qualità è in crescita, anche se c’è una lieve contrazione sui rossi”.
Poi Fabio Turchetti, giornalista di enogastronomia del Messaggero, scatena una simpatica discussione ricordando che alla fine degli anni 80 il vino doveva essere fresco, leggero, trasparente e a farla da padrone erano “i magnifici 7: pinot grigio santa margherita, galestro, corvo bianco, regaleali bianco, greco, fiano e falanghina. Prodotti eccezionali ma non c’era pranzo di pesce congelato al mare che non vedesse una falanghina ghiacciata.”
“Ad un certo punto, poi, il vino era un toccasana e adesso qualcuno torna indietro e ci dice Pape Satan Aleppe. I rossi sono troppo strutturati, l’alcol fa male. Beviamo poco ma meglio, il vino una volta serviva per campare, oggi non serve per vivere, serve per vivere meglio”.
La terza regione sul palco è la Toscana con il suo presidente Cristiano Cini, che annuncia che i vini toscani saranno presentati in un evento dedicato“Eccellenze di Toscana” 8 e 9 marzo alla Stazione Leopolda, con circa 160 produttori e che nel pomeriggio sarà dedicata loro una Masterclass, rappresentativa di cosa la Toscana esprime oggi, partendo da una tradizione iconica, quindi Montalcino, Bolgheri, Montepulciano unita a quella che è “la nuova linfa, con grandissima qualità che ci aiuta a trasmettere meglio le doti della toscana e ci aiuta a raccontarla in maniera diversa. Un bel viaggio contemporaneo”.
Arriva, quindi, la regione definita baricentrica per nascita e per caratteristiche, metà uomini e metà donne, metà rossi e metà bianchi:l’Umbria. Secondo il presidente AIS, Pietro Marchi, la tendenza è la bevibilità quindi si va verso i bianchi mantenendo l’eccellenza del rappresentativo Sagrantino. In merito al tema della crisi del mercato ribatte: “faccio mie le parole di un grande produttore Angelo Gaja che in un articolo ha detto che la fermentazione è una cosa, la distillazione, l’aggiunta di alcol sono un’altra. Nella fermentazione c’è la storia, la cultura, c’è quello che facciamo da millenni e va difeso, non demonizzato”.
Fiduciosa la presentazione di Stefano Isidori, presidente di AIS Marche che dice “guardano alla guida penserei a 3 parole: sostenibilità, dinamismo e sapienza; per l’avvicinamento dell’ 85 % delle aziende a studi per il basso impatto produttivo, dinamismo perché ci sono aziende storiche si, ma ogni anno nascono nuove realtà e le piccole crescono; sapienza, quella dei produttori, che nonostante le ultime difficili vendemmie hanno garantito prodotti di qualità”.
Torna sul palco Francesco Guercilena presidente dell’ospitante AIS Lazio che racconta la sua regione in crescita, in tutti i territori, e accenna, senza svelare, dei tanti progetti in piedi per raccontare il patrimonio vitivinicolo. Angelo Petracci, referente della guida, ha invitato sul palco il professor Mariano Nicotìna, Poggio alla Meta, che ha ricevuto i 4 tralci per la prima volta con l’Atina Cabernet il Vecchio Riserva 2021. Lui ha condotto studi sui vitigni autoctoni della ciociaria, dando un contributo a tutti i produttori dell’areale e sta vedendo aziende investire tantissimo per la dealcolizzazione e quindi ha esortato “i greci hanno chiamato enotria l’Italia, abbiamo una storia di millenni, non possiamo cedere lo scettro. Dobbiamo lavorare con serietà con passione e con tenacia!”
Quota rosa, Angela Di Lello, presidente di AIS Abruzzo valorizza il rosato, il Cerasuolo d’Abruzzo, un grande orgoglio che racconta la storia, definito da Marco Sciarrini, writer enogastronomico, la quarta via, perchè è unico e trasversale e per i gusti moderni perfetto perchè fresco, a tutto pasto e con buone prospettive di sviluppo. Una regione in crescita costante per l’impegno costante.
Con l’arrivo sul palco di Tommaso Luongo, presidente di AIS Campania è il momento di controbattere in merito all’elencazione dei “magnifici 7” di Turchetti, definita “una fotografia ingiallita in cui sono state citate etichette riferite a delle aziende, mentre nel caso dei tre campani sono stati citati territorio e denominazione, non etichette! Questo vuol dire che la riconoscibilità della campanina nel bicchiere c’è sempre”.
Tanti i complimenti per il bell’intervento di Gaia Montevetrano, sul palco insieme alla figlia Silvia Imparato in rappresentanza dei premiati della Campania: “stare qui oggi conferma qualcosa che mi emoziona: la preparazione, l’attenzione, il rispetto e una sobrietà che ci protegge. Sono molto grata di questo perché ho imparato che non è così diffuso.”
“Ho ascoltato i vostri discorsi! Si il mondo è cambiato! Stiamo attraversando grandi cambiamenti non solo nel consumo del vino ma anche in certi interrogativi sul domani. Però siamo testimoni di un momento straordinario, storico! Siamo tutti qua per provare ad avere una responsabilità forte nell’avere una idea costruttiva, vitale. Di poter donare, la nostra conoscenza e il nostro lavoro a quella che è l’importanza del buon vino, fondamentale per la qualità di vita.”
Tutti hanno sottolineato la necessità di valorizzare vini e vitigni di ogni regione, a farlo in maniera ancor più forte è Carlo Pagano, presidente di AIS Molise, che con simpatia ha fatto una ottima promozione al suo territorio, ironizzando “se produciamo di più facciamo fuori tutti!” e poi ha spiegato: “Un tempo si parlava solo di tintilia che è una roccaforte ma il molise sta crescendo in maniera esponenziale, per qualità, sostenibilità, ricettività, e poi stanno emergendo vitigni come l’aglianico”.
Ironizza anche Adamantonio Flocco, presidente della Cantina Sociale San Zenone, “la collega delle marche denunciava che per farsi riconoscere come zona deve aprire la cartina! Noi anche se la apriamo non ci trovano, ma siamo bravi a produrre buon vino, e ci potete trovare su tutte le tavole del mondo”.
Alle 14.30 all’apertura dei banchi d’assaggio, gremiti ma sempre vivibili, c’erano oltre 100 sommelier da tutte le delegazioni del Centro Italia ad accompagnare le degustazioni e a raccontare con preparazione e passione di vitigni autoctoni, storie e tradizioni secolari valorizzando le creazioni dei premiati produttori.
Tanti gli appuntamenti con la Guida dell’AIS, cui va il plauso per la creazione di questi momenti di network regionali e interregionali tra i produttori e con i referenti dell’associazione, ma soprattutto di grande importanza sono i banchi d’assaggio perché portano alla luce eccellenze, facendole conoscere, degustare e apprezzare al pubblico.
Antonella De Cesare