Nel panorama letterario recente, segnato dall’esperienza collettiva della pandemia, il libro di Assunta Cerrone, All’intrasatta…in quarantena. Viaggio di fantasia dai graffiti alle emoticon, edito da La Valle Del Tempo, si distingue per la sua capacità di coniugare linguaggio e relazioni umane in un racconto che intreccia passato e presente. Il racconto si sviluppa attorno a una dimensione intima e familiare: tre generazioni – una nonna, una madre e una nipote – si trovano connesse nonostante le restrizioni sanitarie, riscoprendo il valore della comunicazione e della conoscenza condivisa. L’escamotage narrativo è semplice ma efficace: una parola dialettale sentita per caso accende la curiosità di Maura, la più giovane delle protagoniste, e dà il via a un viaggio a ritroso nella storia del linguaggio e della scrittura. Dalle antiche incisioni rupestri fino alle moderne emoticon, la narrazione si snoda attraverso racconti, giochi e similitudini, rendendo l’apprendimento un’esperienza coinvolgente e accessibile.

Il testo ha il merito di affrontare due tematiche di grande attualità: da un lato, la necessità di trovare nuove modalità di connessione affettiva in un periodo di isolamento forzato; dall’altro, la riflessione sul linguaggio come elemento fondante della cultura e dell’identità. Cerrone dimostra una sensibilità particolare nel restituire la dimensione del racconto orale come strumento di trasmissione del sapere, contrapponendolo all’istantaneità della comunicazione digitale contemporanea.

Se da un punto di vista narrativo l’opera risulta scorrevole e ben strutturata, con un linguaggio accessibile anche a un pubblico giovane, il rischio di cadere in un’eccessiva semplificazione è sempre in agguato. La scelta di un approccio divulgativo, sebbene vincente sotto il profilo pedagogico, potrebbe risultare meno incisiva per i lettori più esigenti, che avrebbero forse apprezzato una maggiore profondità nelle riflessioni linguistiche.

Un altro aspetto interessante è la capacità del libro di restituire l’atmosfera della pandemia senza indulgere nel dramma. La frase “Andrà tutto bene”, simbolo di speranza durante i mesi di lockdown, qui diventa un filo conduttore che unisce passato e presente, memoria e futuro. In questo senso, All’intrasatta…in quarantena, non è solo un viaggio nella storia della comunicazione, ma anche un’indagine su come il linguaggio stesso sia uno strumento di resilienza e adattamento alle crisi.

In conclusione, l’opera di Assunta Cerrone è un esperimento narrativo riuscito, che combina divulgazione, riflessione e affetti in un racconto capace di parlare a diverse generazioni. Pur con qualche limite legato alla sua vocazione didattica, il libro rappresenta un interessante contributo alla letteratura nata nell’epoca della pandemia, ricordandoci quanto le parole, in qualsiasi forma, siano fondamentali per sentirsi meno soli.

Mauro Galliano