Lo scorso weekend per tre giorni le celle del Forte Prenestino sono state animate da vignaioli provenienti da tutta italia per ENOTICA: “Tre giorni ad alto tasso afrodisiaco, interamente dedicati all’immortale connubio fra Vino ed Eros e fuori dai ritmi frenetici del vivere d’oggigiorno!”
Il festival è organizzato nel CSOA Forte Prenestino, centro sociale autogestito a Centocelle (RM), nato dall’occupazione nel 1986 del Forte Prenestina, uno dei 15 forti di Roma costruito verso la fine dell’800.
Un luogo abbandonato e riportato alla vita grazie all’autogestione e autofinanziamento degli abitanti che organizzano corsi, laboratori e, appunto, eventi sfruttando le peculiarità architettoniche del Forte.
I tunnel sotterranei, in primis, ovvero lunghi corridoi dove scorrono da un lato le celle dall’altro piccole feritoie, difatti un tempo alloggi di militari pronti a sparare.
Un ambiente indubbiamente un po’ claustrofobico, soprattutto quando si riempie di gente, e ad Enotica questo accade ogni giorno, ma estremamente affascinante.
Nelle celle i 48 vignaioli hanno raccontato dei loro vini, dei loro prodotti della terra, e delle loro scelte di vita, tracciando quasi una linea continua di un percorso fatto di storie di recupero di terreni e vitigni, di comunità, di condivisione, di passato e presente, di tradizione e innovazione. Una passeggiata tra le celle, occasione di incontri, di racconti di vita e di luoghi, oltre che di vino. Tra le tante ve ne riporto qualcuna:
E’ il caso di URUPIA, comune libertaria del Salento, a Francavilla Fontana, i cui principi costitutivi sono la proprietà collettiva dei beni e dei mezzi di produzione, e il principio del consenso che segue proprio i “punti consensuali”. Una società agricola che trae il suo sostentamento dall’autoproduzione di prodotti della terra come la vite! Producono Chardonnay, e poi gli autoctoni Negroamaro, in versione rosso e rosato e Primitivo. La chicca è la Malvasia Nera, anch’esso vitigno della zona che ha incuriosito tanti. Un vino di buon corpo, dal tannino fine, profumo e gusto aromatico, di ottima piacevolezza.
Altra realtà comunitaria, stavolta in Sardegna è MUSSURA a Seneghe (OR). Una cooperativa agricola di comunità di 11 soci sotto i 40 anni che hanno deciso durante il covid di usare il periodo di riposo che precede il cambiamento, appunto “mussura” per recuperare vigneti abbandonati, e da qui sono nati quattro vini. In degustazione l’Erenzia (eredità) è il loro cavallo di battaglia un blend Cannonau, Muristellu, Monica, Pinto, Carignano, PAscale, Cabernet Franc, Bovale di spgna, Syrah, affinato in botti di rovere. Un vino elegante, piacevole e di buona struttura.
A parlarcene è Ambra, non originaria della zona, ma che ha scelto di viverci per questo progetto, cui si lega anche un festival di poesia internazionale che si chiama in Cabudanne de sos poetas (Settembre dei poeti) mese in cui inizia l’anno agricolo. “Traduciamo la cultura nel lavoro dei campi. C’è un pensiero politico di riappropriazione del territorio, di decisione di cambiare le proprie vite in virtù del fatto che si può vivere di cultura, vivere di agricoltura e si può vivere nel proprio territorio senza dover emigrare”
Storia di valorizzazione del territorio è anche quella dell’Azienda Agricola Simone PULCINI, tra Frascati e Monteporzio (Lazio) che recupera i tanti vitigni abbandonati della zona, ammassi di rovi che rischiano di diventare discariche da riportare a produzione. Un processo tra bonifica e di rivitalizzazione dei vigneti, che può durare anche 3 o 4 anni.
Ad esempio, viene prodotto il Ficcanaso, vino rosso a base di Merlot e Sangiovese, da uve però non provenienti da un vero e proprio vigneto. Il nome nasce dal fatto che in questi vigneti recuperati ogni tanto spunta, ficca il naso, qualche vite a bacca rossa, colta a fine vendemmia dei bianchi, facendo nuovamente il giro degli appezzamenti.
Il vino è condivisione e va condiviso, ecco perché le etichette dell’azienda sono in Braille e ogni prodotto è raccontato e spiegato anche attraverso la Lingua Italiana dei Segni.
Usciti dalle celle, la Piazza d’Armi è animata dalla musica dei concerti e dei dj set. Non solo vino ma anche sei birrifici, e tanti punti ristoro diversificati, ma anche qui con la comune linea dell’ecosostenibilità, dell’agro ecologia. Cucine che sono progetti di comunità e di modelli di economia solidale, i cui piatti sono realizzati con prodotti delle loro terre. Solo per citarne alcuni, cucina Terra/Terra, Cucina Eretica, Campi Aperti, Ri-Scosse.
Come scrivono gli organizzatori “Enotica è paragonabile ad una vite dalle salde radici e dai lunghi tralci. Una pianta, dunque, decisamente comparabile ad un buon vino, perché come ben dice l’anarco-enologo Luigi Veronelli “la vita è troppo corta per bere vini cattivi”
Antonella De Cesare