Maria Rosa Bellezza, con “Le lesioni dell’anima”, per Homo Scrivens, firma un romanzo di rara intensità, intrecciando amore, esoterismo e il potere inesorabile del destino. L’opera scandaglia le profondità della psiche umana, rivelando ferite invisibili che segnano i protagonisti e ponendo l’accento sulla comprensione reciproca come via di guarigione.

Fin dall’incipit enigmatico – La bisnonna Gelsomina morì tre volte – il lettore si immerge in un universo narrativo dove realtà e mistero si intrecciano. Il passato getta la sua ombra sul presente attraverso la figura di Mizio, un sensitivo capace di leggere il futuro attraverso le carte da gioco napoletane e di comunicare con i defunti. Il suo dono, anziché essere una risorsa, diventa un peso. Spaventato, infatti, dalla propria medianità, tenta di reprimerla, negando a se stesso a possibilità di accettarsi.

Accanto a lui c’è Ada, una donna segnata da una menomazione uditiva che la costringe a leggere il labiale e a utilizzare apparecchi acustici invadenti. La sua condizione alimenta un senso di isolamento e inadeguatezza, una distanza che solo Mizio riesce a colmare. Tra loro nasce un legame intenso e profondo, capace di superare le barriere imposte dalla vita. La loro storia è un continuo alternarsi di incontri e separazioni: Mizio, sempre più consapevole del proprio dono, e Ada, diventata madre ma imprigionata in un matrimonio infelice. Eppure, il filo che li unisce resta saldo, testimoniando la forza delle anime affini, capaci di resistere al tempo e alle avversità.

L’abilità narrativa di Bellezza si manifesta nella costruzione di personaggi profondamente umani, nei quali fragilità e forza interiore si mescolano in un delicato equilibrio. Il romanzo, pur avvolto da un’atmosfera esoterica, è profondamente realistico nella rappresentazione delle emozioni e dei conflitti interiori. La scrittura è evocativa, capace di restituire immagini vivide e di creare un’atmosfera che oscilla tra il tangibile e l’impalpabile.

Un elemento di grande fascino è l’uso della medianità come metafora della capacità di vedere oltre le apparenze, di cogliere verità che sfuggono a uno sguardo superficiale. La lotta di Mizio contro il proprio dono diventa così il simbolo di una battaglia interiore più ampia, quella contro la paura di accettarsi per ciò che si è. Anche Ada, con la sua sordità, incarna una condizione di diversità che la rende vulnerabile ma, al tempo stesso, le conferisce una sensibilità unica.

Il romanzo non si limita a raccontare una storia d’amore, ma esplora il tema della crescita personale, del coraggio necessario per affrontare le proprie ombre e della possibilità di riscatto. I personaggi non sono eroi perfetti, ma individui complessi, segnati dalle proprie debolezze e in perenne ricerca di un equilibrio.

Bellezza non impone risposte definitive, ma lascia al lettore il compito di riflettere sulla natura del destino e sulle connessioni invisibili che uniscono le persone. La narrazione procede con un ritmo avvolgente, alternando momenti di intensa introspezione a scene di grande tensione emotiva. Il finale, aperto e suggestivo, amplifica il senso di continuità della storia, lasciando spazio all’immaginazione e alla possibilità di nuove rinascite.

Consigliato a chi ama le storie cariche di emozione e significato, “Le lesioni dell’anima” è una lettura che tocca corde profonde, capace di coinvolgere e far riflettere. Un libro che non si dimentica facilmente e che merita di essere scoperto, soprattutto da chi crede nella forza dell’amore autentico e nella capacità di rimettersi in gioco attraverso la comprensione e l’accettazione di sé.

Mauro Galliano