“QUELLO CHE SO DI TE” di Nadia Terranova: UN VIAGGIO NEL TEMPO E NELLA PSICHE

Con Quello che so di te, Nadia Terranova firma un’opera di straordinaria intensità emotiva e riflessiva, in cui il confine tra realtà e invenzione si dissolve, mettendo in discussione il nostro rapporto con la memoria e la storia. La protagonista del romanzo è una donna che, al cospetto della figlia appena nata, si trova a fare i conti con un’unica, inevitabile certezza: da quel momento in poi non potrà più permettersi di impazzire. La follia, infatti, non è solo un concetto astratto, ma un segno tangibile nella storia della sua famiglia, e porta un nome: Venera. Una bisnonna che, con il suo tragico destino, ha segnato la vita di generazioni.

Il romanzo si sviluppa attorno a questa figura enigmatica, la cui storia è intrecciata con quella di un’intera famiglia. Venera, infatti, non è solo una presenza ombrosa nel passato, ma anche una figura che ha attraversato le mura del manicomio di Messina, il Mandalari, segnando indelebilmente il corso degli eventi. La protagonista intraprende una ricerca per ricostruire la storia di Venera, per comprenderne le ragioni e gli eventi che l’hanno condotta all’internamento. Un viaggio che si fa anche nella psiche, tra il dolore e la necessità di fare i conti con una verità che non può essere evitata.

Al centro di Quello che so di te c’è la complessa dinamica tra memoria familiare e realtà. La narrazione si muove tra le pieghe della “Mitologia Familiare”, come la definisce l’autrice, che spesso si intreccia con la distorsione e l’invenzione. Le storie tramandate, così come le memorie, si rivelano inattendibili, non sempre fedeli ai fatti, eppure sono esse stesse un elemento fondante della ricerca della verità. La protagonista si trova così di fronte a una domanda esistenziale: quanto possiamo fidarci dei racconti familiari, e quanto la memoria collettiva può distorcere la realtà? La risposta è ambigua, sfumata, e riflette la difficoltà di separare ciò che è stato da ciò che è stato raccontato.

Il romanzo non si limita a esaminare la figura femminile, ma indaga anche il ruolo degli uomini nella famiglia. I padri, descritti come figure forti, le cui spalle larghe sembrano capaci di sopportare il peso del mondo, si rivelano in realtà vulnerabili. Non meno fragili delle donne, questi uomini sono spesso incapaci di affrontare le proprie paure e le proprie debolezze, spingendo la protagonista a riflettere su una generazione che ha conosciuto il coraggio fisico, ma che ha faticato ad affrontare le battaglie interiori.

Il ritorno a Messina, la città dove la storia di Venera si è consumata, segna l’inizio di un processo doloroso di consapevolezza. La protagonista non può fare a meno di confrontarsi con un passato che, seppur avvolto nelle ombre della memoria, è intrinsecamente legato alla sua identità. In questo senso, Quello che so di te è un romanzo che esplora il legame indissolubile tra identità e memoria, sollevando interrogativi sul potere del ricordo e sulle difficoltà di vivere con il peso della storia familiare.

La scrittura di Terranova è raffinata e penetrante, capace di accompagnare il lettore in un percorso che è tanto intellettuale quanto emotivo. Le sue pagine sono dense di riflessioni sulla psiche umana, sulla relatività del passato e sulla difficoltà di comprendere fino in fondo la verità. Il romanzo sfida il lettore a interrogarsi non solo su ciò che è stato, ma su come il passato continua a modellare il presente e la nostra percezione del mondo.

In conclusione, Quello che so di te è una riflessione profonda sulla memoria, sull’identità e sul rapporto tra realtà e finzione. Nadia Terranova, con la sua scrittura delicata e potente, ci invita a fare i conti con il passato, a esplorare le verità nascoste nelle pieghe della nostra storia familiare, e a comprendere che il coraggio non è solo quello di affrontare il mondo, ma anche quello di confrontarsi con i propri fantasmi.

Mauro Galliano